LA BAMBINA E LE LUCCIOLE
La bambina e le lucciole
Questa è la storia di una bambina che, in una notte di agosto ha danzato con lucciole curiose. Lei ballava felice mentre le lucciole volteggiavano tra i suoi ricci e neri capelli e tra di loro bisbigliavano strane parole. Poi la bambina è andata via salutandole con la mano, guardandole dal vetro dell’auto che la portava via. La notte però la bambina non riusciva a dormire. Voleva la sua mamma e poi quel letto non era il suo. Poca importava. Presto l’avrebbe dimenticato.
Ricordava solo che era estate e nel vecchio bosco dove la mamma e il padre l’avevano portata c’era odore di nuovo, di fresco di magico. Faceva caldo e lei aveva bevuto solo una coca cola ed aveva un pacchetto di patatine fritte. Aveva fame e la busta si era aperta troppo in fretta e molte patatine erano cadute a terra. La bambina si era guardata intorno, non c’era nessuno, il padre l’avrebbe sgridata se le avesse raccolte. Erano sporche, i microbi le avevano assalite. Lei le guardava con sguardo goloso. Ma dove erano i microbi, lei non li vedeva ed era un vero peccato lasciarle mangiare a quei microbi tanto antipatici. In fretta le raccolse da terra e le mise in bocca masticando in fretta, avendo paura che qualcuno sentisse il rumore dei denti.
In fretta si pulì le mani sui fianchi, in fretta perché erano oleose. Pensò alla sua piccola borsa dove c’erano i fazzoletti di carta. <Ecco- pensò- adesso mi pulisco le mani, mamma dice che quando si mangiano le patatine una signorina si sporca solo due dita>. La bambina le guardò. Erano tutte sporche. <Uffa- devo lavarle, mamma mi sgrida se mi vede così>. La bambina disse tra se: Devo trovare l’acqua- ed era disperata. Quel bosco così amichevole le faceva paura. All’improvviso lo vedeva ostile, cupo, oscuro.
Ma entrò lo stesso tra i rami secchi e cespugli che le strappavano il vestito che le piaceva tanto, era bianco, con piccoli ricami e farfalline azzurre. Poi mentre cercava l’acqua e il cielo si imbruniva erano venute le lucciole a giocare con lei. E lei aveva danzato con le piccole luci impigliate tra i suoi neri e ricci e morbidi capelli. Poi aveva inseguito quel gatto e dal cielo era piovuta polvere d’oro. La bambina era salita in quella macchina ricoperta di polvere d’oro per andare via con quel gatto che le lavava le dite sporche di patatine.
Lei l’aveva seguito salutando gioiosa le lucciole festose che si erano impigliate nei suoi riccioli neri, agitando la mano in fretta e sorridendo da quei vetri di quell’auto che la portava via. Per sempre.
Lucia Criscuoli.
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